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Il colloquio - parte 4

  • Alessandro Vinci & Stefania Stella
  • 07/06/2013

Il colloquio - parte 1

Il colloquio - parte 2

Il colloquio - parte 3

Parte 4

Il maestro di Tai-Chi insegna che una bella doccia fredda al mattino ritempra corpo e spirito. Matto. Non vedo l'ora che il vapore della mia meditazione acquatica esca da ogni pertugio annebbiando specchi e lineamenti stanchi.
L'ansia bussa e saluta. La tesi sul campo, oggetto della contesa, è impegnativa. Prevede ricerca, indagini, ausilio legale, modelli per procedure. Un progetto davvero insolito per la realtà bolognese eppure un'occasione dai risvolti interessanti soprattutto per chi, come me, desidera andare oltre i confini geografici. Voci di corridoio chiacchierano addirittura di un team dell'Università di Yale coinvolto nell'esperimento. Sarebbe fantastico, non nego di essere incuriosita e in fibrillazione da tanta internazionalità blasonata! Poi sorrido. La mia fantasia si figura una sorta di "C.S.I. Due Torri" tra portici colonnati, pavimenti in graniglia, panini alla mortadella addentati frettolosamente guardando un monitor datato, di seconda mano, sopra una scrivania di fòrmica...
Patema da esame. Faccio spazio tra le lenzuola abbandonate al disordine generale e vi appoggio i miei indumenti in sequenza: un jeans con camicia bianca dal taglio maschile indossata una volta soltanto (te la ricordi? Mi venisti a prendere al treno e sorridesti nel vedermi in cravatta. Ti avvicinasti col gesto di espugnarla, quasi fosse oltraggiosa su di me, e mi baciasti...); un classico abitino blu serioso e attillato (che mi rimproverasti facesse troppo signora di città per un cinema...); un vestitino estivo semplice e leggero, regalo di compleanno dalle amiche del cuore (ecco, questo te lo sei perso. Così mi sono risparmiata i tuoi commenti, gli sguardi di approvazione o il broncio da diniego...). E non ci sei nemmeno a farmi un "in bocca al lupo". Coraggio, Stefania, avanti.
Ogni coach che si rispetti ti catechizza sull'immagine e l'atteggiamento ai colloqui di lavoro. Sobri ma non rigidi, aria più naturale possibile, dettagli non vistosi ma visibili che denotano personalità e capacità di scelta... insomma, essere adeguati al contesto in cui ci si presenta.
Al diavolo. Già il pensare una strategia mi mette in crisi con il punto 2. Devo essere me stessa? Perfetto. Mi vesto senza fronzoli con la mia coda di cavallo e via. Certo, Alessandro mi ha scocciato parecchio con quell'insinuare martellante sul mio appeal. Ovvio, si sta già creando un alibi come scusa di un eventuale fallimento. Peggio per lui. Anzi, a questo punto uso i tacchi senza remore e così sia; scelgo il vestito non recensito, i capelli sciolti, il trucco alle labbra... non mi interessano le sue fissazioni, ci sarà da pedalare e sono pronta. Strano però pensarlo così insicuro o forse è solo spocchioso e si crede superiore. Mi giudicasse davvero all'altezza non la menerebbe con la storia delle armi femminili. Ma poi, ora che ci penso, il vice commissario non è per caso una donna? Oh sì, lo è... e non per caso! Mio caro Alessandro, mi prendi in giro. Vabbè, ho già il cervello colmo di congetture insulse e nemmeno mi piaci... Beh, carino sei carino... ma sarai palloso-egocentrico-narcisista anche tu. Lasciamo stare. Un'altra "prima donna" a intersecare la mia vita è fuori discussione, occorre porre dei limiti al masochismo.
Infilo gli occhiali da sole incamminandomi verso il centro con passo veloce, non è molto distante. Mi è venuta fame, un salto da Filippo il panettiere lo potrei anche azzardare. Ma no, non scherziamo. Quando sono nervosa riesco a combinare imprese epiche disastrose. Mi macchierei, o scivolerei, oppure sbatterei addosso a qualcuno in possesso di materiale indelebile e pericoloso pronto a riversarsi sulla mia mise immacolata! Forza. Dritta verso l'obiettivo e concentrata. Manca poco, ci siamo. Salgo i sette gradini dell'ingresso (porterà bene il numero sette?) e attraverso l'atrio principale. Mi dirigo a sinistra lungo il corridoio degli uffici dove c'è del movimento: gente in coda con moduli, cedole, foto tessere inserite in bustine trasparenti. La porta grigia della sala d'aspetto è aperta, entro. Alessandro davanti all'improvviso mi lancia un'occhiata fissa e un ciao secco. Tocca a lui. Ho il tempo di sorridergli appena mentre tento di decifrare nello spazio di un secondo l'intero habitat attorno, sparisce nella stanza accanto. è spettinato ma gli occhi sono sicuri. Mantengo la calma, respiro. Non mi siedo e guardo fuori dalla finestra a distrarmi un po'. E se mi segano?

Il colloquio - parte 5

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