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Io consiglio… di non snobbare Fred Vargas

  • Laura Bonaguro
  • 27/09/2016

Poco più di un anno fa, Antonio D’Orrico, sul Corriere della Sera, stroncava in modo sbrigativo e surreale la scrittrice di gialli dallo pseudonimo maschio. La incolpa a causa di un collega spernacchiato dopo averla recensita senza approfondirne le fonti credendola un uomo. Tratta poi con sufficienza la pretesa dell’autrice di un linguaggio poetico e musicale affermando in termini perentori che “la bellezza dei Gialli è la concretezza” e “lo stile migliore quello del verbale di Polizia”.

Penso che si sbagli di grosso e molto grossolanamente abbia esternato sciocchezze inconsistenti. 

Ho iniziato dal quinto libro del comparto "Adamsberg", Nei boschi eterni, nel quale Fred Vargas - alias Frédérique Audouin-Rouzeau - spande umani lati oscuri e contorte paure tra Parigi, Normandia e Pirenei. Il sottofondo di Racine (tributo al poeta) è zoppo nella traduzione italiana perciò risultano spesso meditabonde le citazioni filo conduttore della storia anche se regalano un’atmosfera singolare. Si sposano bene invece rime, fantasmi, angosce e violoncelli. La musica che suona all’interno di questo poliziesco origina da una orchestra di paesana quotidianità d’oltralpe, vite stropicciate, irrazionalità coltivate apposta per spiegare il senso delle cose, semi di follia da sgranare. 

Bella davvero questa esplorazione archeologica sui delitti di competenza del Distretto 13 parigino. Farò come il gatto Palla: mi adagerò mollemente sulle pagine degli altri romanzi e annuserò lo spettacolo che si districherà attorno con finto disinteresse. 

[Vargas in spagnolo significa inclinazione di un pendio. Come cognome è presente principalmente in Ungheria e nell’Europa dell’est. Per scrivere di un commissario sceso dalle montagne trovo sia un’eccellete scelta. Proprio azzeccata. Poetica, suppongo.]

* Su LaEffe – canale in pieno rilancio al 139 del bouquet di Sky – martedì 31 maggio è partita in prima serata Fred Vargas: Crime Collection. Quattro i titoli in ballo: Sotto i venti di Nettuno (31 maggio e 7 giugno), L’uomo dei cerchi azzurri (14 giugno), L’uomo a rovescio (il 21) e Un luogo incerto (il 28 giugno). Lo so, sono francesi e sembrano collocati fuori dal tempo: pettinature impossibili, vestiti in un mix vintage-nostalgico, pigiami a righe e stanze dismesse da decenni di sedimentazioni. Ma chi conosce un poco Parigi sa bene che può essere così.

Se siete curiosi ecco il link dell'articolo di D'Orrico  Vargas tempi glaciali

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